ORE 24.00. Saliti sul palco passando prima fra il pubblico ed esibendosi on the road, i Pink Puffers, costituiti da Fabrizio Iannuccelli al sax, Luca Corrado al basso tuba, Sigismondo Fabiani al trombone, Alice Noris al trombone, Ivan Radicioni alla tromba, Andrea Palombini alla tromba, Alessandro Petrucci alla tromba, Matteo Acclavio al sax contralto e baritono, Cristina Pecorario al sax contralto, Annamaria Leonardi alla grancassa, Francesca Danesi a rullante e piatti, Cristian Lombardi al rullante, Jennifer Forti a percussioni, cembalo, tamburello, piatti e campane, Simone Reginella a timbales e campane e Filippo Schininà a grancassa e rullante, fanno una musica avvincente e briosa, grintosa e coinvolgente, che altri non è che un divertente, spumeggiante mix di New Orleans style, funk e swing da ascoltare e da ballare come solitamente accade con ogni drum’n’brass phunk band itinerante che si rispetti. In un unicum di musica, teatro, danza,
avanspettacolo, in un fantasmagorico mix di New Orleans, Broadway e via discorrendo, ecco sgorgare – come acqua nel deserto – una musica genuina e senza fronzoli, che “coglie a piene mani” fra le ruspanti radici del sound blues, country, rock, jazz, swing, funk e black tout court.
Dal pubblico si leva un grido: “Ma allora non esistono solo i Funk Off??!”, no, probabilmente no, ma forse quest’ultimi hanno dato il la ad un genere che pian piano sta (ri)prendendo piede anche in Italia, sulla falsa riga, per esempio, dei Dirty Dozen Brass Band di New Orleans. Ed è una fortuna per tutti, per i musicisti come per il pubblico, non fosse altro perché questo formula ha dalla sua un pregio inestimabile: fa divertire sia chi suona sia chi ascolta. Inoltre, li fa ballare, tutti, sia i musicisti sul palco o fra la gente, sia la gente stessa sotto il palco o a contatto con gli artisti stessi. Questi ultimi, infatti, sono scatenati, goderecci, genuini ed appaganti. Qualche solista, soprattutto di sax, tromba e trombone, ogni tanto, si stacca dalla granitica, dionisiaca massa sonora del gruppo per impreziosire i vari pezzi con il proprio stile, vigore, energia e furore bacchico, ma ciò che rimane impresso è comunque il dinamismo inarrestabile e l’allegria irrefrenabile che anima e viene trasmessa dall’intera band. Pezzi come l’hancockiana à la US3 Cantaloupe Island ne sono un perfetto esempio:
questo guizzante e brioso, sempre moderno ed esaltante hit viene impreziosito dai soli di sax e trombone ma ciò che resta impressa è la versione data dall’ensemble, vorticosa ed osmotica, discorsiva e rorida di frequenti contrappunti e call and response, lasciate e riprese sonoro-espressive, fluttuazioni eversive e un terrificante senso di “opprimente e vitale” magma multi-timbrico.
Fra golose reiterazioni e fraseggi circolari, salite e discese fragorose e stuzzicanti, nella travolgente musica dei Pink Puffers, che comprende anche e soprattutto numerosi, entusiasmanti originali, sembra di poter trovare di tutto, dal surf all’hully-gully, dal charleston al boogie-woogie, dallo swing di Duke Ellington e Count Basie alla musica cubana e afrocaraibica di Dizzy Gillespie, Chuck Mangione, Machito, Paquito D’Rivera e Buena Vista Social Club, dal jazz-rock di Gil Evans al post-free-jazz-rock di Sun Ra e Italian Instabile Orchestra, il tutto all’interno di un godurioso ed appetibile pastiche speziato di New Orleans style e funk, fra il danzereccio e il ballabile, fra la salsa cubana de L’Avana e la salsa barbecue messicana di Tijuana, con scampoli di Napoli Centrale e altri progetti similmente jazz-rock, blues, etno-black e funk di James Senese, ed esperimenti di commistione fra heavy-metal, jazz, punk e funk (da
cui il nome “drum and brass phunk band”), volti a creare una musica ibrida e postmoderna, roboante e gigionesca, che strizza l’occhio a Frank Zappa, almeno per quanto riguarda il gusto per le citazioni paradossali, i divertissement sonori e i calembour scherzosi, ma rimanda anche a gruppi nostrani come gli Aretuska con il loro mix di ska, surf, jazz di New Orleans, klezmer, funk e contaminazioni varie dal balcanico al latin. Malgrado questo, i Pink Puffers suonano unici: complimenti, quindi, all’entourage di Villa Celimontana per la bella scoperta!
Marco Maimeri